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Questo sito è un omaggio a mia madre Tiziana.

Maria Maddalena Monti


BIOGRAFIA BREVE

Tiziana Monti nasce a Bergamo nel 1945 e cresce a Fino del Monte nel paese dei nonni, in val Seriana. Nel 1956 si trasferisce a Roma con il padre ed i fratelli. Le interesano l’Arte e la pittura, ma è solo all’inizio degli anni ottanta che si dedica totalmente ad essa. Comincia a realizzare le sue prime opere enigmatiche e a tessere rapporti profondi e duraturi con alcuni di quelli che saranno suoi ispiratori e amici: Umberto Mastroianni, Ennio Calabria e Giacomo Porzano, lo scrittore Ugo Moretti, i critici Mario Lunetta e Duilio Morosini, i poeti Emilio Villa, Vito Riviello e Fiammetta Selva, gli storici dell’Arte, Alessandro Masi e Giorgio Di Genova. Negli anni novanta si dedica soprattutto alla scultura e trascorre lunghi periodi di lavoro a Parigi, a Barcellona, in Croazia, a New York e a Toronto. Nel 1997 torna nella sua città natale dove si perfeziona nella lavorazione del marmo ed in seguito si reca a Cursi per lavorare la pietra di Lecce. Ha ricevuto premi e riconoscimenti, ha esposto le sue opere in Italia e all’estero in numerose personali e collettive. Dal 2000 vive in un casale in Ciociaria.


"Odio i giorni che cadono nel tempo senza far rumore
per me ogni giorno deve lasciare un suono
così l'ultimo suono il canto della morte
sarà confuso ai suoni della vita."
TIZIANA MONTI



"Cara Tiziana, questo fiabesco declino coloristico che ci invade dall'oriente crea musica e ripensamenti orchestrali infiniti. Questi filiformi arabeschi costituiscono architetture e spazio di sogni proibiti. I tuoi intarsi rastrellano l'aria e creano coriandoli nella cadenza ritrovata del tempo."

UMBERO MASTROIANNI


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TIZIANA MONTI

“Quando riesco a perdermi col pensiero nell'infinito allora capisco che attorno a me tutto è niente

Tiziana Monti

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Testimonianze

“Tiziana Monti non si arresterà ancora ne, penso, si adagierà sotto facili traguardi poichè appartiene a quella razza particolare di artisti che sempre rischiano il tutto per tutto. La misura del suo fare arte, resta quindi compresa entro i termini di un'etica «eroica» che artisti veri e di sempre, ci hanno lasciato come rara, unica consolazione forse, per un vivere migliore.”

“Tiziana Monti vive la sua ricerca con una straordinaria intensità: attraverso la pittura incarna le tensioni, gli impulsi del profondo, l'istinto, tutto ciò che è nostra esistenza e resta senza identità…”

“Tiziana è una donna più indecifrabile dei suoi quadri, disegni e proverbi di cui dissemina lo studio, sulle pareti o sulle porte. La sua personalità lascia - a chi l'ha appena conosciura - la senzazione di un'armonia tumultuosa, fatta di volute capricciose e di intrighi variopinti, di impennate e di discese: questo è il suo carattere, in cui balza subito con evidenza la grazia impertinente e la spavalderia del clown..”

“Tiziana Monti: il piacere della contaminazione La ricerca pittorica è in Tiziana Monti da sempre permeata di ironia labirintica, di gusto del gioco capzioso e malizioso. Non esiste per l’artista una gerarchia di discrezione in ordine al soggetto, dal momento che la sua aderente partecipazione a tutti gli elementi della natura e della suggestione è totale e sconfinata. A ciò va aggiunto l’estro della sua curiosità, la spinta centrifuga del suo piacere della contaminazione: ed ecco che viene puntualmente a cadere lo steccato fra sacro e profano, dicibile e indicibile: quasi a smentire, per via lievemente visionaria, il celebre adagio di Wittgenstein: “Di ciò di cui non si può parlare, si deve tacere”. In lei, com’è giusto, animalità e spiritualità coincidono in una dimensione in cui tutto è, per così dire, materia smateriata, indifferenza accogliente tra realtà e sogno, ragione e pacato delirio. La sua fondamentale innocenza le consente di contaminare tutte le possibili sfere dell’essere entro lo spazio della tela, che si anima per via di eleganza disegnativa e di sapienza cromatica.”

“Ho conosciuto Tiziana Monti sul finire degli anni Ottanta nella casa-studio di Marino dello scultore Umberto Mastroianni dove lavoravo come giovane archivista, immerso tra quadri e tragici bronzi lanciati nello spazio come proiettili e squarciati nelle viscere dalla mano furente e selvaggia dell’ultimo dei futuristi italiani. Nonostante l’impeto e il carattere guerriero, Umberto riservava alla pittrice, la sua amica Tiziana, un particolare riguardo, donandole sempre con un’incredibile dolcezza un consiglio, un giusto pensiero, una qualche riflessione sull’arte moderna che le potesse indicare una strada nuova, un percorso da seguire, quasi volesse preservarla o proteggerla dalle brutture del mondo. Incredibile a dirsi, ma tra gli affreschi del grande salone del Casino di Caccia dei principi Colonna, straordinario scenario frammisto tra antico e moderno, dove convivevano senza tanti urti ferri e piombi fusi e colorati con allegorie di stagioni ed amori d’altri tempi, l’anziano artista dismetteva i panni teatrali dell’istrione, con i suoi modi spicci alla Filippo Tommaso Marinetti e i suoi lunghi baffi alla Salvador Dalì, per dedicarsi pazientemente a quei fogli che la pittrice gli sottoponeva al giudizio quasi fosse re Salomone. ”